Com’era emozionato, il mio Gran Maestro, mentre mi guardava dritto e radioso negli occhi e diceva: «È un risultato eccezionale, Annalisa!». Questo è avvenuto sabato 7 febbraio 2026. Il risultato eccezionale è che è passato un altro anno e io ci sono ancora. Anche Il Granchio c’è ancora, è uno che non se ne va, coabitiamo, ma l’immunoterapia per il momento sta funzionando. «Insomma, per oggi non si muore, giusto?», ho chiesto. «Per oggi non si muore», ha ripetuto il Gran Maestro annuendo. Per oggi non si muore, non ancora, non tra poco, non di cancro. Ho sognato Simone, finalmente. Camminava con le mani nelle tasche di un giubbotto scuro, sui sampietrini che amava, in una piazza forse, o sotto grossi portici, al centro perfetto del punto di fuga di uno spazio architettonico aperto.
immunoterapia
Serie 6, post #11. Elsa e le veterane
Stamattina nella stanza 4 è entrata questa donna più o meno della mia età, occhiali e ricci neri, un uomo al seguito. Si è tolta le scarpe, si è sdraiata, ha dato un’occhiata veloce intorno alla stanza e si è messa a piangere in silenzio, coprendosi gli occhi con le mani. Prima volta. Elsa s’immatricola oggi. Questa è la sua iniziazione. Noi siamo le veterane.
Serie 6, post #7. All’autunno ci arrivo
Ma poi, anche la vecchiaia per me è una fantasia: mi è sempre più difficile immaginare di farne esperienza. Ho anzi preso l’abitudine di dire frasi come: «L’estate prossima, se ci arrivo, voglio prendere l’ombrellone al Lidian per tutta la stagione», o «Al diciottesimo compleanno di mio nipote, se ci arrivo, …», oppure «Mi sto pagando la pensione, se ci arrivo» (ma credo che questa qui la diciamo in molti, con o senza il cancro). «Se ci arrivo», lo dicono i vecchi, i moribondi, gli sfiduciati e gli esausti. All’autunno ci arrivo. Ho boschi da vedere e un bambino da conoscere.
Serie 6, post #6. Se il meglio è già venuto
Considerare un’ipotesi di futuro vivibile, adesso, in questo momento, è o non è un compito gravoso? Ed eccola qui, la finaccia piagnona, ecco quell’imbarazzante “problema dell’autocommiserazione” che Joan Didion si appuntava pochi giorni dopo la perdita del marito John, e che è anche preludio a quel vittimismo disfunzionale e lamentoso che fa la fortuna di tanta narrazione odierna. È un’insidia costante, una ragionevole tentazione. Ma davvero: come provare anche solo a desiderarlo, il tempo a venire, se ho il sospetto che per me il meglio sia già venuto?
Serie 5, post #9. Pembrolizumab: fluttuare nella cascàggine
Martedì 25 marzo 2025. Giorno 16. Cinque giorni al secondo ciclo di terapie. “Come va stamattina?”. Me lo scrive l’oncologa su WhatsApp alle 6:54, dopo il mio crollo di ieri. Ieri, lunedì, m’è crollato tutto: i valori del sangue al prelievo di routine, l’animo, i pensieri, e quel poco di forza che restava per salire le scale.
Serie 5, post #6. Chemio, cavolfiore e cioccolato
Lunedì 10 marzo 2025. Ciclo 1, giorno 1. Pembrolizumab, gemcitabina, carboplatino. A corredo: antistaminici, antiemetici, gastroprotettori e corticosteroidi (Trimeton, Akinzeo, Pantorc, Soldesam). Non pensavo di tornare così presto in questo reparto. Quest’anno, però, c’è una novità. Forse, due.






