Mi hanno fatto due prelievi uno di seguito all’altro, ho il braccio sinistro di un’eroinomane – al destro non si può più succhiare sangue né iniettare sostanze di alcun tipo, da quando è vuoto di linfonodi. Ecco, trovato, il problema è questo: che abbiamo passato i primi mesi di quest’anno a glorificare il pembrolizumab che mi tiene in vita, e a scongiurare il rischio di effetti collaterali che ne comprometterebbero la continuità, e nel frattempo invece il pembrolizumab mi sta consumando. Tossicità endocrina, dice il mio sangue. C’è stato un calo importante del cortisolo: dobbiamo temporaneamente sospendere l’immunoterapia.
Serie 7
La serie 7 inizia a febbraio 2026 con la notizia della stabilizzazione della malattia, contenuta grazie all’immunoterapia.
Serie 7, post #3. Non vuoi vedere come va a finire questa storia?
A volte è pesante confrontarsi con la soglia di dolore degli altri. Esistono non so quanti gradi di complessità della vita nella percezione umana, ognuno la sopporta al grado che può.
«Non vuoi vedere come va a finire questa storia?». È la domanda che uno psichiatra ha fatto di recente a una persona della mia famiglia alla quale voglio molto bene e che è in difficoltà (grado di percezione di complessità: vicino al massimo per lei). Ho pensato molto a questa domanda così ben posta, così narrativa.
Serie 7, post #2. Benedetta normalità
Non so quante volte mi è capitato di benedire il lavoro nel corso dell’ultimo anno. Soprattutto, benedico questo lavoro perché mi contiene: mi “tiene insieme”, raduna elementi pratici e funzionali di me, facendoli convergere verso un movimento fluido di azioni quasi ogni giorno uguali. Queste faccende ordinarie sospendono il mio dolore straordinario, interrompendo per qualche ora al giorno il fitto legame che ho con esso. Ho bisogno di questa vita normale, di questa routine così poco eccezionale, senza pretese d’inventiva. Cosa ci faccio, adesso, con questa benedetta, provvisoria normalità? Come m’organizzo ogni tre mesi, quando vado a fare la TAC di controllo che regola il mio tempo, il modo che ho di abitarlo?
Serie 7, post #1. Per oggi non si muore
Com’era emozionato, il mio Gran Maestro, mentre mi guardava dritto e radioso negli occhi e diceva: «È un risultato eccezionale, Annalisa!». Questo è avvenuto sabato 7 febbraio 2026. Il risultato eccezionale è che è passato un altro anno e io ci sono ancora. Anche Il Granchio c’è ancora, è uno che non se ne va, coabitiamo, ma l’immunoterapia per il momento sta funzionando. «Insomma, per oggi non si muore, giusto?», ho chiesto. «Per oggi non si muore», ha ripetuto il Gran Maestro annuendo. Per oggi non si muore, non ancora, non tra poco, non di cancro. Ho sognato Simone, finalmente. Camminava con le mani nelle tasche di un giubbotto scuro, sui sampietrini che amava, in una piazza forse, o sotto grossi portici, al centro perfetto del punto di fuga di uno spazio architettonico aperto.




