Che ne è stato di ottobre? Poche cose mi ricordo, ed è con esattezza che le ricordo, e senza commozione.

Uno. Che io e il mio Gran Maestro siamo entrati in crisi.

Succede, prima o poi, a qualsiasi relazione. Com’era stufo e scoglionato, il mio Gran Maestro, quando ha dovuto constatare che ancora, ci risiamo: ho un tumore nuovo. Quello che stava al seno destro, adesso sta pure al seno sinistro. Spiccicato e superbo. In tutto, è la terza comparsa di malattia in meno di quattro anni.

Al Gran Maestro non piace perdere. Per la prima volta da quando lo conosco, è andato a chiedere aiuto ai suoi pari. Mi viene pensiero che voglia abbandonare la partita. Pari e patta. La paziente, finché respira, se la sbrighi da sola.

Due. Che ho ricominciato le chemioterapie.

Che l’immunoterapia, da sola, a un certo punto ha smesso di bastare. E che lo sapevamo, poteva capitare.

Che ho ricominciato a sottopormi all’antico schema di somministrazione 1-8-21. Giorno 1: carboplatino 500 mg, Paclitaxel 130 mg, pembrolizumab 200 mg. Giorno 8: Paclitaxel 80 mg. Giorno 21: ripete giorno 1.

Che sono ricominciati anche i farmaci di supporto. Quelli, e la ripetitività rassicurante dei protocolli.

Netupitant/palonosetron 300 mg, desametasone 21-fosfato disodico, clorfenamina maleato 10 mg; Varcodes 4 mg nei giorni di terapia; aumento di Cortone Acetato 2 cp al dì; 3 fiale di Nivestim a seguire il richiamo di taxolo. Se diarrea, loperamide 2 cp alla prima scarica […]; se nausea, metoclopramide 1 cp prima dei pasti principali […]; se vomito, metoclopramide 1 fiala intramuscolo; se stipsi, 2 cucchiai di Laevolac la sera […]; se febbre, Tachipirina 1000 mg (sabato e domenica, recarsi in pronto soccorso per escludere neutropenia febbrile ; se prurito, Zirtec 1 cp al bisogno; avvertire oncologia in caso di T>37,5°.

Tre. Che sono finita a rantolare in ginocchio sul pavimento.

Che ho avuto la febbre, la tosse, la cascàggine, i dolori ossei fino al midollo. Che il mio corpo adesso è usurato, la vecchiaia si insedierà prima.

Quattro. Che posso limitarmi a pochi appunti.

Che qui, su Progetto Kintsugi, per il momento soltanto frasi isolate, sconnesse, mucchietti di paroline appoggiate per non dimenticarmele del tutto, impressioni a macchie.

Che le energie residue sono pochissime, e mi servono per fare tre cose più importanti di Progetto Kintsugi (stare in piedi, lavorare quel che riesco, scrivere un’altra cosa che mi dà pensiero).

Che peccato, però. Potrei arrendermi a frammenti di poesia post-ermetica. Ma non lo so, non sono pratica di scritture poetiche.

Cinque. Che ho in odio le persone, e le cose, e gli animali, e questi giorni.

Che, per quanto riguarda gli animali, sto pensando di affidare Martino alle cure di qualcuno che abbia tutto quello di cui io sono sprovvista: uno spazio all’aperto, altri gatti, energie, tempo, capacità di dedizione, grazia, salute. Per quanto riguarda tutto il resto, invece, non si può fare molto.

È assedio.

A me, il cancro mi somiglia. È tignoso, arrogante, tragico e prolisso. E non riesce a smettere, non sopporta di non esistere.

[Immagine in copertina: foto di ekrem osmanoglu su Unsplash]