Ho sempre fatto fatica con le cose che finiscono. Relazioni, vicende, situazioni, tempi. Sono cresciuta nella scomodità delle soglie, nella malinconia delle fini. Questo è un bel dilemma davvero, visto che la vita, dal momento in cui comincia, è una serie progressiva di perdite e separazioni, di rigenerazioni, di epiloghi e nuovi inizi.
Non considero un caso, non del tutto, che mi siano capitate l’esperienza della malattia e poi quella del lutto, a me, proprio a me che non sopporto la fine: ho dovuto imparare, imparare molto, ad accettare il flusso degli eventi e delle straordinarie trasformazioni che avvengono nella storia personale di ognuno. Così è in natura. Non m’abituo, è sempre tutto un dolore, ma chiudo gli occhi e respiro profondamente: va bene, mi dico, è così e non puoi farci niente, sta’ nello scorrere delle cose, accetta, accetta e basta, resta gentile, resta radicata.
Le cose adesso stanno così, mi ripeto e ripeto: Simone è morto e io ho sempre il cancro.
Il primo fatto è irreversibile, il secondo ancora no ma – s’è scoperto con l’ultima TAC di controllo, – Il Granchio che mi abita sta provando a compiere la sua traversata. Vediamo, dice la mia oncologa, vediamo, un giorno alla volta.
La PET di questo mese ci dirà di più, ci dirà se quei nuovi linfonodi ingrossati sono il segno di un’avanzata diventata inarrestabile malgrado tutte le terapie, o se invece nulla, sono soltanto il sintomo di un’infiammazione causata dai graffi del mio rosso gatto vivace. “La malattia da graffio di gatto, – scopro, – è un’infezione causata dai batteri Gram-negativi Bartonella henselae. I sintomi consistono in una papula locale con linfoadenite regionale”. Trovo che la mia oncologa sia di una tenerezza struggente. Mi ha dato una speranzetta per tutte le vacanze di Natale, a me che ho un “carcinoma mammario con metastasi cutanee locoregionali e linfonodali” – così scrive lei in ogni prenotazione che fa per le mie TAC di controllo.
Non importa, comunque. Ho avuto delle buone vacanze di Natale, ho fatto cose buone, ho avuto buoni momenti.
«Speriamo che questo 2026 vada un po’ meglio dei precedenti», mi ha detto mio padre l’ultimo dell’anno, stampandomi un bacio sulla guancia. Io non credo che sperare sia la cosa giusta da fare. La cosa giusta da fare, secondo me, è starci: stare nel flusso degli eventi così come vengono. Starci con grazia, con intelligenza, e con l’ultimo grumo di tigna.
Canti dell’inizio canti della fine
Proprio in questo periodo mi sono imbattuta in un bellissimo libro per bambini – non è un caso, non del tutto, nemmeno questo. S’intitola Canti dell’inizio Canti della fine (Topipittori, 2024) ed è una raccolta di poesie scritte a quattro mani da Silvia Vecchini e Bruno Tognolini, con illustrazioni di Giulia Orecchia. Ogni poesia racconta un momento, un’esperienza, un oggetto, un fenomeno, una situazione: nella pagina di sinistra c’è il suo inizio, nella pagina di destra la sua fine. Ecco un esempio su inizio e fine del litigio:

È un prodigio, mi sono detta, che io legga questo libro proprio adesso. Adesso che sono a un punto importante della storia mia, il punto in cui comprendo e finalmente accetto che le cose finiscono, che Simone è finito, che la vita di prima è finita, e anche io qua finisco, e non importa, tutto sta nel flusso degli eventi e io li ho vissuti.
Domattina ho un altro ciclo di immunoterapia con il pembrolizumab (ma questo mio corpo martoriato, impara o no a difendersi?).
La mia oncologa non può ancora escludere la necessità di nuove chemioterapie, ancora, di quelle che fanno perdere i capelli. Io però i capelli li ho già persi una volta, e con essi molto altro di me e della mia vita di prima, gliel’ho detto: «Dottoressa, sono tre anni che andiamo avanti con questa storia, ma quando la finiamo?». «Vediamo, – mi ha risposto, – vediamo, Annalisa, un giorno alla volta».
Questo è l’ultimo post della serie 6 di Progetto Kintsugi.
La serie 6 ho iniziato a scriverla dopo il 13 giugno, giorno della morte di Simone Volpini, che è stato il mio amore e mio marito. Penso che anche questa serie sia arrivata alla sua fine, e la sua fine è l’inizio di un’altra, finché c’è tempo.





Ho atteso molto questo post, ti si legge sempre con molto piacere. Curiosità per sapere quale sarà il tema della serie 7
Ciao Melon Stone, grazie per continuare a leggermi.
Il tema della serie 7 non lo so ma, a giudicare dal tema centrale dell’intero blog, a naso non credo che scriverò di politica.
:-DDD