Non so quante volte mi è capitato di benedire il lavoro nel corso dell’ultimo anno. Soprattutto, benedico questo lavoro perché mi contiene: mi “tiene insieme”, raduna elementi pratici e funzionali di me, facendoli convergere verso un movimento fluido di azioni quasi ogni giorno uguali. Queste faccende ordinarie sospendono il mio dolore straordinario, interrompendo per qualche ora al giorno il fitto legame che ho con esso. Ho bisogno di questa vita normale, di questa routine così poco eccezionale, senza pretese d’inventiva. Cosa ci faccio, adesso, con questa benedetta, provvisoria normalità? Come m’organizzo ogni tre mesi, quando vado a fare la TAC di controllo che regola il mio tempo, il modo che ho di abitarlo?
cancro
Serie 6, post #12. La fine è l’inizio è la fine è l’inizio
Ho sempre fatto fatica con le cose che finiscono. Relazioni, vicende, situazioni, tempi. Sono cresciuta nella scomodità delle soglie, nella malinconia delle fini. Questo è un bel dilemma davvero, visto che la vita, dal momento in cui comincia, è una serie progressiva di perdite e separazioni, di rigenerazioni, di epiloghi e nuovi inizi.


